Ai margini delle civiltà tecnologiche esistono ancora oggi comunità o perfino intere culture che, per vari motivi, hanno conservato tratti tipici di epoche (e millenni) passati.
La prima caratteristica è proprio la conservazione di molti tratti di un’antichità remota.
La prima cultura interessante è l’antico Egitto. Sulle carte moderne il suo territorio è diviso in più parti, le principali delle quali sono l’Egitto vero e proprio (la parte settentrionale) e il Sudan (la parte meridionale dell’antico Egitto).
Il Sudan è abitato da varie tribù, e negli ultimi venti secoli vi sono accadute le cose più affascinanti.
Un popolo che vale la pena ricordare sono i Bambara, che vivono in Mali e in altri stati africani. Hanno una cosmogonia molto interessante. Credono che il mondo sia nato dal vuoto primordiale, dal caos. Poi il vuoto emise un suono, da cui nacque una sua copia. Dalla loro unione nacque la materia allo stato liquido, cioè l’acqua, e poi avvenne un’esplosione (il Big Bang?) che generò la materia allo stato solido. Mentre la materia solida si depositava, cioè dopo l’esplosione, nacquero le cose e i loro simboli. Allora dal caos si separò la coscienza, che si rivolse alle cose per infondere loro la vita e dare loro un nome. Così nacquero lo spirito Yo e i 22 elementi fondamentali (tanti quanti sono gli Arcani Maggiori dei Tarocchi), da cui ebbero origine colori, suoni, sentimenti ed emozioni. Da Yo discende la divinità Faro, che creò i sette cieli e gli altri dèi.
La somiglianza con le cosmogonie che già conosciamo è notevole, soprattutto per quanto riguarda i 22 Arcani dei Tarocchi, a cui si attribuisce un’origine egizia.
Gli studiosi si chiedono se siano stati i Bambara a prendere queste conoscenze dagli egizi o viceversa. Di certo sia gli uni sia gli altri hanno espresso, con concetti propri, la legge generale dell’equilibrio cosmico.
Non lontano dal Mali si trovava il leggendario regno del Monomotapa (oggi territorio dello Zimbabwe e del Mozambico). Per questi popoli l’uomo e l’Universo formano un’unità. Tribù e culture simili vengono oggi considerate arcaiche.
Il popolo del Benin (i Bini), che abitava la costa occidentale dell’Africa tropicale, immaginava l’Universo come una serie di cerchi concentrici, di mondi separati da confini precisi che però si possono attraversare. Il cerchio esterno, il più ampio, era l’Universo, che comprendeva il popoloso mondo degli antenati, degli spiriti e degli esseri immateriali. Al centro di questo cerchio si trovava uno spazio di cui faceva parte l’uomo, a sua volta composto da 4 mondi (corpo eterico, anima cioè corpo astrale, spirito cioè corpo mentale e “io” superiore, cioè la monade).
Da qui deriva la loro visione della vita come valore supremo: per questo l’omicidio era considerato il crimine più grave. Credevano che durante un’uccisione si liberasse un’energia particolare, “yama”, nociva e opposta all’energia vitale, “ni”.
La caccia però procurava il cibo e non se ne poteva fare a meno: per questo il cacciatore doveva assumersi la responsabilità di impedire che quell’energia si diffondesse sugli innocenti.
Da qui nacque il culto: un sistema di riti magici e stregoneschi, offerte e così via. Questi riti ebbero un ruolo importante come fattori di stabilità per la vita della comunità.
Il culto voodoo nacque presso i popoli del Dahomey (l’attuale Benin). La parola viene da una lingua africana (probabilmente quella degli Ewe) e significa “spirito”. All’epoca della tratta degli schiavi gli africani furono deportati in Nord e Sud America, a Cuba e ad Haiti, ed è proprio lì che il culto si diffuse su larga scala.
Col tempo il voodoo ha perso gran parte della sua origine esoterica, o ha smesso di svilupparla. È rimasto, nell’ambito delle religioni, come un insieme di credenze in progressiva scomparsa e come culto ben sviluppato grazie alla sua praticità. Oggi gli appassionati della tradizione voodoo si trovano soprattutto negli Stati Uniti.
Un’altra tradizione interessante è il Winti. In Suriname, l’ex Guyana olandese nel nord del Sud America, la parola Winti significa spirito, ma indica anche la visione del mondo degli abitanti del Suriname, la loro filosofia.
Si crede che il Winti permei tutto ciò che è vivo e che sia composto da due elementi fondamentali: la fede e la guarigione. Il primo dice che gli spiriti Winti sono ovunque. Un Winti può impossessarsi di te, e questo può rivelarsi positivo o negativo. L’uomo dovrebbe rivolgersi ai propri spiriti perché lo aiutino a ritrovare il suo io interiore.
Chi turba l’equilibrio cosmico dovrà guarire. Anche questo sistema ha i suoi rituali, ma sono tutti dedicati alla guarigione, del corpo come dello spirito.
La guarigione fisica si basava sulla medicina popolare, soprattutto sull’uso di sostanze naturali e sulla psicofisioterapia.
Lo sciamano era un guaritore, ed è ancora oggi conosciuto in alcune tribù e in culture più ampie. L’essenza di questa professione non è cambiata molto nel corso di millenni.
Oggi lo sciamano viene descritto come una persona con una formazione medica, un abitante del Suriname o un cinese che pratica, per esempio, l’agopuntura. Così si rappresenta lo sciamano moderno, purtroppo con una certa ironia.
Lo sciamano è una persona dotata di un’autentica coscienza esoterica, cioè qualcuno che sente profondamente, e non si limita a conoscere, le leggi del microcosmo e del macrocosmo.
In tutti i paesi del mondo gli sciamani agiscono allo stesso modo. Sfruttano i legami tra il mondo visibile e quello invisibile, agendo su di essi con riti elaborati in decine di migliaia di anni, per ristabilire l’equilibrio nell’Universo.
In molti rituali sciamanici, per raggiungere uno stato paragonabile alla meditazione, si usano sostanze inebrianti e stupefacenti, come cola, chicha, octli, haoma, hashish e altre.
Il loro uso, però, è rigorosamente dosato e consentito solo in situazioni particolari.
Prima pubblicazione (originale polacco): 5 agosto 2012. Scritto da astrologi ed esperti di esoterismo che collaborano con la nostra redazione; rivisto e tradotto per HOROSCOP.SPACE. © Tutti i diritti riservati.
