· Esoterismo

Il destino: la nostra vita è già scritta?

Il destino è sorte, fato, predestinazione, ciò che è stato predetto, una necessità irrevocabile.

È l’idea secondo cui la vita di una persona è stabilita in anticipo. Per questo cerchiamo continuamente di conoscere il futuro attraverso la divinazione, l’astrologia, la chiaroveggenza o le profezie, per poi provare a cambiarlo.

L’essere umano ha sempre cercato segni da collegare al proprio futuro. Ha costruito sistemi sempre più complessi, estendendoli al futuro e al passato, e ha creato così credenze e miti che gli davano lo slancio per le azioni quotidiane con cui cercava di migliorare la propria sorte. Le difficoltà più grandi, però, gliele davano i problemi di ogni giorno, le sue lotte personali con un mondo che sembrava impossibile da vincere. Riguardavano soprattutto la sfera dei sentimenti, delle emozioni e delle credenze, delle esperienze accumulate e delle prove riservategli dal destino. Nella vita di ognuno arrivano momenti in cui ci chiediamo se la nostra esistenza finora, o un evento improvviso che ci è capitato, sia stata opera di un Essere Superiore o del cieco caso.

A quel punto nascono tante domande strane. Come conoscere il proprio destino? Il destino esiste davvero? L’essere umano ha un libero arbitrio assoluto? Qual è la nostra responsabilità personale per la nostra vita? Io ho trovato, almeno in parte, una risposta. Il destino esiste e ci arriviamo per strade diverse, ma non tutto è scritto lassù da qualche parte. Esiste anche il libero arbitrio: agiamo come vogliamo e poi ne aspettiamo le conseguenze. Guardare nel futuro attraverso le carte ci dà la possibilità di cambiare direzione al nostro cammino, ed è per questo che predizioni e profezie di ogni tipo hanno su di noi tanta influenza. Ho passato molti anni a leggere le carte tradizionali e i tarocchi, ho aiutato tante persone e tanti amici dando loro indicazioni preziose, e molto di ciò che mi dicono le carte si avvera. Dobbiamo però ricordare che con ogni scelta, con ogni decisione, possiamo cambiare molto nella nostra vita. Le carte, rivelando a chi le legge gli eventi futuri, ci danno la possibilità di modificare quelli indesiderati. Che cos’è il destino? Ce lo chiediamo, in una forma o nell’altra, dall’inizio dei tempi. Oggi lo si definisce fato, predestinazione, ciò che è stato predetto.

È l’idea che la sorte umana sia già scritta in anticipo. Per questo cerchiamo di sapere qualcosa del nostro futuro e del nostro destino consultando cartomanti, veggenti e astrologi.

Il problema è che chi va da una cartomante per conoscere il futuro spesso non si rende conto che abbiamo una volontà nostra e possiamo prendere decisioni. Chi pratica la divinazione e le persone dotate di talento esoterico lo sanno bene: possono mostrarci solo le diverse strade possibili e quella che, in questo momento, è la più probabile. Confondiamo i concetti quando pensiamo che la nostra vita sia già decisa. Siamo noi, come esseri pensanti, a scegliere in modo consapevole o inconsapevole il nostro cammino. Le predizioni possono avvicinarci all’energia del futuro, ma alla fine sei tu a decidere la tua strada. Grazie ai consigli di cartomanti, indovini e veggenti possiamo cambiare un po’ il nostro futuro, se vi si intravede qualche problema, ed evitare molti eventi spiacevoli. Una visita dalla cartomante dovrebbe arricchirti e aprirti gli occhi sulla realtà. Ognuno di noi attraversa momenti in cui si domanda che senso abbia tutto questo. Perché esistiamo? Perché la nostra vita va in una direzione e non in un’altra? Qual è la nostra responsabilità? Qualcuno ci guida? Le teorie sono tante: alcuni dicono che solo noi influiamo sulla nostra vita, altri che nasciamo con un destino più o meno già scelto, verso cui ci muoviamo inconsciamente per tutta la vita. Per molti di noi predire il futuro dovrebbe essere un’avventura e un’occasione per scoprire parti nascoste del proprio “io”. Nessuna predizione è un oracolo infallibile: è solo una strada possibile. È sbagliato quindi il modo in cui spesso si guarda alle profezie, ed è forse per questo che le cartomanti e chi possiede questi doni non vengono presi sul serio.

  • Induismo – credenze. Finché continua l’accumulo del sanchita karma, una parte di esso si trasformerà in prarabdha karma, che verrà consumato, mentre un’altra parte resterà, portando a nuove nascite e nuove morti. Ogni kriyamana karma diventa sanchita karma nel momento in cui l’azione viene compiuta. L’essere (in sanscrito jiva), o meglio l’anima che rinasce (in sanscrito atman), non può raggiungere la liberazione (in sanscrito moksha) finché il sanchita karma accumulato non si è esaurito del tutto. Secondo alcune correnti dell’induismo il karma è strettamente legato alla figura di Dio, mentre secondo altre è più indipendente. I seguaci del Vedanta ritengono che Ishvara, il Dio supremo, abbia un ruolo nella distribuzione del karma. Le scuole teistiche dell’induismo, come il Vedanta, non condividono la visione di buddhisti e giainisti. Altre scuole induiste sostengono che il karma sia soltanto una legge di causa ed effetto, pur dipendendo anche dalla volontà del Dio supremo. Del sanchita karma accumulato solo una manciata serve a una singola vita, e le azioni che portano frutto e poi si estinguono si chiamano prarabdha karma. Esempi di divinità supreme sono Shiva nello shivaismo e Vishnu nel vishnuismo. Una buona sintesi di queste visioni teistiche è racchiusa in questi versi: Dio non fa soffrire nessuno senza motivo né rende qualcuno felice senza ragione. Dio è giusto e ti dà ciò che meriti.

Secondo le scritture induiste il karma è di tre tipi

Kriyamana (presente). Sanchita (accumulato),

Prarabdha (che porta frutto)

Chi è escluso dal sistema dell’induismo ortodosso, ad esempio perché ha trascurato i doveri religiosi e sociali legati al varna e alla jati, viene visto come un essere non soggetto alla legge del karma, cioè privo della possibilità di reincarnarsi in un nuovo corpo dopo la morte. Buddhismo

Qui l’ignoranza indica la mancata conoscenza innata della verità: ad esempio delle Quattro Nobili Verità, del Nobile Ottuplice Sentiero o dei Tre Segni dell’Esistenza. Il karma è un concetto fondamentale e molto importante in tutte le scuole buddhiste e indica soltanto l’“azione intenzionale”. Non indica quindi il risultato (chiamato frutto), l’effetto o il destino. La legge di causa ed effetto in lingua pali si chiama kamma-vipaka (azione-frutto). Nel buddhismo è una legge universale e impersonale.

Ciò che determina il valore morale di ogni azione è la volontà o l’intenzione che l’accompagna. La volontà che nasce da radici dannose – brama (o avidità), rabbia e ignoranza – produce frutti dannosi. La volontà unita alle radici benefiche – assenza di brama, cioè rinuncia, assenza di rabbia, cioè gentilezza amorevole, e saggezza – produce frutti benefici.

Le dieci vie d’azione dannose (in pali kamma-patha) sono: tre cattive azioni del corpo – uccidere, rubare e una condotta sessuale scorretta; quattro cattive azioni della parola – mentire, calunniare, parlare in modo sgarbato e chiacchierare a vuoto; tre cattive azioni della mente – cupidigia, rabbia e opinioni errate.

La legge del karma esclude l’esistenza di una causa prima. Secondo gli insegnamenti buddhisti la catena di cause ed effetti è sempre esistita. Secondo la teoria dell’Origine Interdipendente la causa originaria del ciclo dell’esistenza, il samsara, è l’ignoranza. Brama e ignoranza sono cause particolari del karma e conducono a destini felici e infelici.

Il destino è sorte, fato, predestinazione, ciò che è stato predetto, una necessità irrevocabile.

È l’idea secondo cui la vita di una persona è stabilita in anticipo. Per questo cerchiamo continuamente di conoscere il futuro attraverso la divinazione, l’astrologia, la chiaroveggenza o le profezie, per poi provare a cambiarlo.

Nella vita di ognuno arrivano momenti in cui ci chiediamo se la nostra esistenza finora, o un evento improvviso che ci è capitato, sia stata opera di un Essere Superiore o del cieco caso.

A quel punto nascono tante domande strane. Come conoscere il proprio destino? Il destino esiste davvero? L’essere umano ha un libero arbitrio assoluto? Qual è la nostra responsabilità personale per la nostra vita? Io ho trovato, almeno in parte, una risposta. Il destino esiste e ci arriviamo per strade diverse, ma non tutto è scritto lassù da qualche parte. Esiste anche il libero arbitrio: agiamo come vogliamo e poi ne aspettiamo le conseguenze. Guardare nel futuro attraverso le carte ci dà la possibilità di cambiare direzione al nostro cammino, ed è per questo che predizioni e profezie di ogni tipo hanno su di noi tanta influenza. Ho passato molti anni a leggere le carte tradizionali e i tarocchi, ho aiutato tante persone e tanti amici dando loro indicazioni preziose, e molto di ciò che mi dicono le carte si avvera. Dobbiamo però ricordare che con ogni scelta, con ogni decisione, possiamo cambiare molto nella nostra vita. Le carte, rivelando a chi le legge gli eventi futuri, ci danno la possibilità di modificare quelli indesiderati.

  • “E Dio rivela il futuro rarissimamente, e solo quando è stato scritto per poterne cambiare il corso”. (P. Coelho)
  • “Strana è la nostra situazione qui sulla Terra. Ognuno di noi viene per una breve visita, senza sapere perché, eppure a volte sembra di intuirne lo scopo”

(A. Einstein)

  • “Il destino di solito è dietro l’angolo. Come un borseggiatore, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria: sono le sue incarnazioni più frequenti.
  • Ma non bussa mai alla porta di casa. Bisogna andargli incontro.” (Carlos Ruiz Zafón)

Fato: nella mitologia greca è la personificazione della sorte ineluttabile e irreversibile, la volontà irrevocabile degli dèi su cui nessuno può influire. Il fato che incombeva sull’eroe limitava il suo libero arbitrio, indirizzando le conseguenze delle sue azioni in un’unica direzione, quella rovinosa, ed era la causa diretta della sua sconfitta finale e della sua tragedia. Nel linguaggio comune equivale al destino, con la differenza che il destino può avere anche un significato positivo: allora la sua personificazione è Tyche (o la più nota Fortuna della mitologia romana).

Parte 1

Ti sei mai chiesto che cosa accomuna personaggi come Bill Clinton, J.F. Kennedy o Sting?

Tutti hanno saputo spingersi a compiere, senza sosta, azioni efficaci che li portassero al successo sognato. Ma che cosa li fa alzare ogni giorno con fiducia nella giornata che arriva e li fa agire?

I fattori sono molti. Anthony Robbins, celebre motivatore di fama mondiale e consulente di molti leader politici, presenta 7 qualità fondamentali, meccanismi che accendono la voglia di agire e che possono aiutare anche te ad avere successo.

  1. PASSIONE!

Tutte le persone che ho citato avevano un obiettivo ben ponderato, che li assorbiva completamente, che li spingeva ad agire, a crescere, a diventare qualcosa di più. È la passione che spinge gli scienziati a dedicare anni di lavoro a un’invenzione, è la passione il motore della nostra psiche. Ed è proprio di passione che le persone hanno bisogno anche nelle relazioni affettive.

  1. FIDUCIA!

Le nostre convinzioni su chi siamo e su chi possiamo essere determinano con precisione chi saremo in futuro. Se siamo convinti che la nostra vita stia entro confini stretti, quei confini diventeranno davvero stretti e reali. Ciò che riteniamo possibile e vero diventa tale. Questa serie di articoli ti insegnerà a cambiare abitudini e schemi mentali per vivere meglio e ottenere successi, piccoli e grandi.

  1. STRATEGIA!

La strategia non è altro che un modo di organizzare le risorse. Chiunque abbia ottenuto qualcosa nella vita sa che passione e fiducia non bastano per avere successo: serve una strategia, un piano. Bisogna usare le risorse nel modo più efficace. La strategia consiste nel rendersi conto che anche i più grandi talenti e le più grandi ambizioni vanno sfruttati nel modo giusto.

  1. Valori chiari!

Concetti come patriottismo, orgoglio, libertà sono valori etico-morali che guidano i nostri giudizi e stabiliscono che cosa per noi è importante o meno, giusto o sbagliato. Alcune persone non hanno idee chiare. Spesso facciamo cose che ci rendono infelici perché in quel momento non ci rendiamo conto di che cosa sia bene o male per noi; solo col tempo notiamo il disagio emotivo e l’insoddisfazione nella nostra vita. Dobbiamo sapere che cosa è importante per noi e che cosa conta di più. Più ci crediamo, più siamo disposti a investire per ottenerlo. Se la tua nuova strategia richiede comportamenti o convinzioni che non sono coerenti con te, che contraddicono la tua personalità, anche la strategia meglio pianificata non servirà a nulla. Non deve nascere un conflitto interiore.

  1. ENERGIA!

Le persone eccezionali prendono le occasioni al volo, non si lamentano, non restano sedute a brontolare su quanto vada male. Semplicemente agiscono. Vivono come se ogni giorno potesse portare una nuova occasione, una possibilità migliore. Sono molte le persone che vivono con passione ciò in cui credono.

  1. Saper creare relazioni!

È un’abilità indispensabile da mettere in pratica per avere successo. Raramente qualcuno ha ottenuto qualcosa da solo; forse fanno eccezione alcuni scienziati, che riescono in un campo ma falliscono negli altri perché non sanno comunicare con chi li circonda.

  1. Comunicazione magistrale

Il modo in cui comunichiamo con noi stessi determina, in ultima analisi, la qualità della nostra vita. Chi subisce sconfitte accetta le avversità e le considera dei limiti.

Nei prossimi articoli ti presenterò i modi per prendere il controllo di te stesso, per mettere in moto il cervello e il corpo e renderli più efficaci nell’azione.

Il senso della vita va inteso come un legame indissolubile tra la tensione verso uno scopo ben definito dell’esistenza umana, come persona, e la possibilità di raggiungerlo secondo le proprie convinzioni.

Al senso della nostra esistenza cominciamo a pensare solo di fronte alla morte che si avvicina. Sentiamo l’importanza della vita, ma non la analizziamo con l’intelletto. Il senso della vita è qualcosa di nascosto, di interiore. Il significato della parola “senso” è molto vicino al concetto di “assenza di oggetto”. Possiamo intendere il senso come guadagno o vantaggio, ma pensiamo al senso della vita solo quando lo perdiamo.

La crisi esistenziale (la crisi dell’essere umano) non è considerata una scoperta intellettuale: piuttosto la persona comincia a capire che nella vita le manca qualcosa che non possiede. Comincia a pensare al senso della vita quando si trova in uno stato di angoscia esistenziale. L’angoscia esistenziale è dolore, paura per l’esistenza dell’essere umano. P. Tillich distingue 2 livelli di angoscia esistenziale, assoluto e relativo, e diverse funzioni di questo sentimento.

  1. L’ansia per la propria sorte e per la morte appartiene al livello relativo: è una minaccia, ma esistono modi per prevenirla. L’ansia e la paura della morte definiscono invece il livello assoluto dell’angoscia. L’impotenza paralizza e provoca una sensazione di vuoto.

  2. È l’angoscia del vuoto e dell’insensatezza. Sul piano relativo è possibile cercare di dimenticare e godersi la vita, ma sul piano assoluto non si può più fare nulla.

  3. L’angoscia della condanna e della colpa. La condanna esiste sul piano assoluto, mentre su quello relativo c’è l’angoscia.

Delle ricerche sul senso della vita si occupò lo psichiatra V. Frankl, che introdusse il concetto di nevrosi.

Avere un senso nella vita è una condizione necessaria per la crescita e l’autorealizzazione. Questo tema è stato incluso nella psicologia, contribuendo a comprendere meglio le cause del suicidio.

In momenti diversi e in diverse parti della psiche umana esistono tipi diversi di angoscia. Le persone sentono che la vita non ha senso e spesso pensano di togliersi la vita. Viktor Frankl distingue 3 tendenze principali: la tendenza a vivere la propria sessualità (e non solo), quella al potere e quella al raggiungimento degli obiettivi. In tempi e situazioni diverse la persona ne sceglie una e poi prova anche le altre.

Questa persona lavora sodo, ha un obiettivo preciso e cerca di raggiungerlo. Eppure poi arriva comunque la cosiddetta “depressione da vittoria”: raggiunge l’obiettivo, ma il suo entusiasmo cala e prova un senso di vuoto esistenziale e di smarrimento.

La maggior parte delle persone si dà da sola una direzione e uno scopo nella vita, aiutandosi con le proprie credenze, convinzioni e conoscenze.

di Misty Peterson

“E Dio rivela il futuro rarissimamente, e solo quando è stato scritto per poterne cambiare il corso”. (P. Coelho)

“Strana è la nostra situazione qui sulla Terra. Ognuno di noi viene per una breve visita, senza sapere perché, eppure a volte sembra di intuirne lo scopo”

(A. Einstein)

“Il destino di solito è dietro l’angolo. Come un borseggiatore, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria: sono le sue incarnazioni più frequenti.

Ma non bussa mai alla porta di casa. Bisogna andargli incontro.” (Carlos Ruiz Zafón)

Fato: nella mitologia greca è la personificazione della sorte ineluttabile e irreversibile, la volontà irrevocabile degli dèi su cui nessuno può influire. Il fato che incombeva sull’eroe limitava il suo libero arbitrio, indirizzando le conseguenze delle sue azioni in un’unica direzione, quella rovinosa, ed era la causa diretta della sua sconfitta finale e della sua tragedia. Nel linguaggio comune equivale al destino, con la differenza che il destino può avere anche un significato positivo: allora la sua personificazione è Tyche (o la più nota Fortuna della mitologia romana).

Prima pubblicazione (originale polacco): 31 ottobre 2008. Scritto da astrologi ed esperti di esoterismo che collaborano con la nostra redazione; rivisto e tradotto per HOROSCOP.SPACE. © Tutti i diritti riservati.

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