Nell’antica Cina erano diffuse le leggende sui “figli del cielo”. La più nota è quella di Huangdi, l’Imperatore Giallo, sceso dal cielo nel XXVI secolo a.C. Possedeva poteri magici e compiva viaggi verso il Sole e sugli altipiani del Tibet. Insegnò alla gente a costruire barche, scavare pozzi, innalzare mura difensive e curarsi con l’agopuntura.
Si dice che abbia regnato sulla Cina per oltre cento anni, dopodiché “si sollevò verso il cielo, divenne signore dell’Unico Altissimo e fece ritorno alla costellazione di Xuanyuan”.
Nelle Isole della Regina Carlotta è sopravvissuto un mito su saggi giunti a bordo di “navi di fuoco“.
Gli indiani della tribù Navajo parlano di maestri che “vennero dal cielo, rimasero a lungo sulla Terra e poi tornarono nel loro mondo”.
Nello stato del Wyoming, negli Stati Uniti, si trova un cerchio di pietre. Gli indiani sostengono che fu costruito dai loro antenati perché gli “dèi dei cieli” sapessero di loro e non dimenticassero il luogo in cui vivevano migliaia di anni fa.
Ecco come viene raccontato quell’evento: “Molte lune fa, ai tempi degli antichi padri, dal cielo arrivò una grande ruota. Dai suoi bordi uscivano fiamme accecanti e sul suo disco brillavano stelle. Si posò sulla cima della Montagna dello Stregone e si udì il fragore di un grande vento. La gente abbandonò i villaggi in preda al panico. Poi, con la velocità di un uccello imprendibile, la ruota si alzò verso il cielo e scomparve, e da allora nessuno l’ha più vista. Molte lune fa lo stregone raccontava della visita del cielo. Per molte settimane la caccia e i raccolti furono straordinariamente abbondanti, e tutti credevano che fosse merito degli dèi benevoli”.
In America centrale si è conservato il mito di una potente sovrana, la “Tigre Volante“, che portò la conoscenza alle tribù locali. Dopo qualche tempo si fece condurre sulla cima di una montagna, dove scomparve tra tuoni e fulmini.
Gli Inca raccontano che gli uomini erano selvaggi finché dal Sole non arrivarono due maestri: allora avvenne un cambiamento nella coscienza. Gli abitanti della Terra impararono arti e abilità di ogni genere, che spinsero rapidamente in avanti la loro civiltà.
Negli anni Cinquanta del Novecento alcuni studiosi entrarono in contatto con la tribù dei Kayapó, nel bacino del Rio delle Amazzoni, che raccontò loro un antico mito:
“Molte generazioni fa la montagna vicina tremò e si coprì di fumo e di fuoco, e tutti gli abitanti si nascosero nel villaggio. Dopo un po’ i giovani cacciatori presero coraggio e decisero di uccidere lo straniero che era uscito dalla montagna. Ma le frecce scoccate dagli archi, le clave e le lance gli rimbalzavano addosso, e lo straniero si prendeva gioco dei coraggiosi guerrieri. Poi visse per un certo tempo nel villaggio; gli abitanti si abituarono a lui e impararono a comunicare con lui. Allora lui mostrò loro come usare le armi per cacciare, costruì una scuola e insegnò a coltivare la terra. Si faceva chiamare ‘Bep-Kororoti’, cioè ‘Colui che viene dall’Universo'”.
Gli indiani d’America raccontano che, prima che gli europei arrivassero nelle loro terre, in quei luoghi volavano silenziose ruote rotonde capaci di posarsi sul mare. Con l’arrivo degli europei le navi scomparvero, promettendo però che sarebbero tornate.
Le leggende delle tribù della zona di Tiahuanaco, nelle Ande, parlano di “uomini bellissimi” giunti sulla Terra a bordo di un’enorme nave splendente.
“Tanto tempo fa, non lontano da Tamoanchan, sulla costa dello Yucatán, da navi lucenti come la pelle di un serpente scesero uomini bianchi. Gli stranieri erano alti e biondi, indossavano abiti strani e avevano la fronte cinta da una fascia”.
Prima pubblicazione (originale polacco): 28 marzo 2010. Scritto da astrologi ed esperti di esoterismo che collaborano con la nostra redazione; rivisto e tradotto per HOROSCOP.SPACE. © Tutti i diritti riservati.
